22 Aprile 2009

Nostalgia

Era una sera senza sapore, quelle sere che stai in casa d’inverno con la stufa al massimo e con la maglietta  a mezzemaniche. il telefono squillò e lui smise di scrivere l’ennesimo testo che con tanto impegno e interesse stava producendo. Era Fabio,  gli aveva chiesto di andare a prendere una birra al pub. “perché no” pensò, chiuse il suo quaderno, si cambiò: giubbotto, cappello e fuori. Le strade infrasettimanali erano cosi vuote che facevano  gustare un sapore amaro di solitudine, gli unici rumori erano il vento freddo che colpiva la sua faccia, che provocava un suono ghiacciato e doloroso ma allo stesso tempo neutrale; i passi quasi annoiati, forse scocciato della città dove aveva piantato le sue radici, che con grande sforzo cercava di togliere ogni maledetto giorno; e le poche macchine che passavano che creavano un sottofondo di routine inconsiderato. Arrivato al pub, salutò Fabio, cominciarono a chiacchierare delle solite cose ma ad un tratto il suo sguardo si posò in un tavolino che si trovava all’angolo del pub. iniziò a guardare quella ragazza seduta, con un uomo accanto. Meravigliosi pensieri invadevano la sua mente, la sensualità di quei movimenti, cosi dolci e sicuri, il suo sorriso cosi semplice che  lo faceva perdere in lui, in un modo cosi incantevole. sì ricordò bene che, 7 mesi  fa, era lui seduto con lei al posto di quell’uomo. “è inconfutabile la veemenza di questo tempo, è inenarrabile questo brivido emerso in me, e tu mi hai rapito, flautato ricordo, amabile nostalgia”.

 
03 Ottobre 2008

Rosso, Blu e Giallo

 

Presunzione? Benessere? Trovare fogli colorati, scriverci e strapparli. Buttarli nel vuoto, vederli volare come coriandoli. All’interno cosa c’era scritto? Io lo so, e mi basta:

nge                        ee           a      w       a      n           ed              ch       e    e      a   a                    d                hn  we                 ne           ch                                    ge   a   e        d         n                      e             h         c      ge                   c                        n

 
25 Settembre 2008

Il Mio Silenzio

Incatenato dalle catene, urlo il mio canto d’angoscia. La mia palpitazione ha gli occhi lucidi, non hanno la forza di chiudersi, nemmeno per un attimo. Continuo a sfogarmi in quel muro invisibile che mi copre la mia unica vista.

I miei urli giacciano sull’orecchio dei pavimenti, tornano, e si ampliano nello spazio intorno a me, rendendo frustante il mio contesto. Ho un cuore nero e una mente allagata. Mi sto esaurendo.

 
19 Settembre 2008

18 Aprile

Dopo una lettura, mi sono alzato dalla sedia, ho sconvolto i miei capelli, mi sono avvicinato alla porta con sguardo triste, l'ho presa a pugni. dopo sono andato dalla finestra e con le mie mani urlanti l'ho aperta. fa freddo, come il pavimento dove sono disteso.

Tags: 18a
 

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