22 Aprile 2009

Nostalgia

Era una sera senza sapore, quelle sere che stai in casa d’inverno con la stufa al massimo e con la maglietta  a mezzemaniche. il telefono squillò e lui smise di scrivere l’ennesimo testo che con tanto impegno e interesse stava producendo. Era Fabio,  gli aveva chiesto di andare a prendere una birra al pub. “perché no” pensò, chiuse il suo quaderno, si cambiò: giubbotto, cappello e fuori. Le strade infrasettimanali erano cosi vuote che facevano  gustare un sapore amaro di solitudine, gli unici rumori erano il vento freddo che colpiva la sua faccia, che provocava un suono ghiacciato e doloroso ma allo stesso tempo neutrale; i passi quasi annoiati, forse scocciato della città dove aveva piantato le sue radici, che con grande sforzo cercava di togliere ogni maledetto giorno; e le poche macchine che passavano che creavano un sottofondo di routine inconsiderato. Arrivato al pub, salutò Fabio, cominciarono a chiacchierare delle solite cose ma ad un tratto il suo sguardo si posò in un tavolino che si trovava all’angolo del pub. iniziò a guardare quella ragazza seduta, con un uomo accanto. Meravigliosi pensieri invadevano la sua mente, la sensualità di quei movimenti, cosi dolci e sicuri, il suo sorriso cosi semplice che  lo faceva perdere in lui, in un modo cosi incantevole. sì ricordò bene che, 7 mesi  fa, era lui seduto con lei al posto di quell’uomo. “è inconfutabile la veemenza di questo tempo, è inenarrabile questo brivido emerso in me, e tu mi hai rapito, flautato ricordo, amabile nostalgia”.

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